Yolande Mukagasana: il coraggio dell’opposizione e il valore dell’amicizia

Ho incontratoYolande Mukagasana lo scorso gennaio (foto sopra). Me l’ha presentata Gabriele Nissim, giornalista, saggista e storico italiano nonché promotore di grandi convegni internazionali sul tema dei Giusti (di cui ricordiamo il convegno del 2000 all’Università di Padova dedicato ai Giusti per gli ebrei e per gli armeni, il convegno del 2004 a Milano sulla resistenza morale al totalitarismo ed il convegno del 2007 sui Giusti a Bologna). (Foto sotto: a sinistra, Yolande Mukagasana, a destra l’amica Jacqueline Mukansonera, dietro Gabriele Nissim e la Sottoscritta con in braccio Barney prima di andare da Tosatore)

Dell’incontro con Yolande ho scritto un breve articolo su “Elle”, nr. di maggio 2012. 

Sguardo dolce e insieme fortissimo. Yolande Mukagasana è una sopravvissuta al genocidio in Rwanda. Questa è la sua storia: nata nel 1954 da una famiglia Tutsi, nel 1992 aprì a Kigali un piccolo ambulatorio privato, un’iniziativa che le attirò delle invidie esplose nel corso del genocidio. Braccata dagli estremisti Hutu, suo marito e i suoi figli furono sterminati durante i terribili “cento giorni”. Riuscì a salvarsi per miracolo attraverso l’aiuto di una donna Hutu, Jacqueline Mukansonera, che Yolande aveva curato nel suo ambulatorio. Una storia di solidarietà tra esseri umani: pur conoscendosi appena, le due donne appartenenti a gruppi rivali hanno saputo mettere da parte ogni risentimento etnico per aiutarsi. Jacqueline nascose Yolande nella sua cucina sotto un doppio lavello di cemento da dove poteva uscire soltanto di notte per mangiare e distendere i muscoli. Undici giorni di terrore e di silenzio con il timore di essere scoperte. Jacqueline corruppe poi un poliziotto e le procurò un documento d’identità falso, sul quale era indicata l’etnia Hutu. Un rischio per la sua stessa vita. Yolande riuscì così a rifugiarsi in Belgio dove, nel 1999, ottenne la cittadinanza. Iniziòla sua attività di scrittrice e di attivista per sensibilizzare l’attenzione sulla tragedia del Rwanda. Senza mai dimenticare l’amica. Ottenne diversi riconoscimenti, tra cui, insieme a Jacqueline, il “Premio Alexander Langer”. Oggi lavora per portare la sua testimonianza in Italia e nel resto del mondo («Aiuto chi ancora soffre e non penso al mio personale dramma»). È ritornata a vivere in Rwanda («il mio posto è qui»), dove prosegue la sua battaglia per i diritti umani. Nel 2011 il suo impegno viene celebrato con una targa nel Giardino dei Giusti di Genova. Dice: «Tragedie simili non vanno dimenticate e i responsabili non devono restare impuniti. Ma non dobbiamo dimenticare che esiste anche il Bene. Per questo invito tutti a sottoscrivere l’appello con la richiesta di una giornata europea dedicata ai Giusti. Per ricordare le donne e gli uomini che hanno cercato di impedire i genocidi in difesa dei diritti umani. http://www.facebook.com/gariwo».

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