La Polonia di Jerzy Illg


Intervista all’editore polacco Jerzy Illg apparsa su “east” di questo mese. (Foto a sinistra, Jerzy Illg; a destra Jerzy Illg, la sottoscritta e Barney a fine intervista) http://www.eastonline.it/article/la-polonia-di-jerzy-illg

27/02/2012 / Marina Gersony (vedi tutti articoli)

Intervista all’intellettuale e scrittore polacco, a capo dell’autorevole casa editrice Znak. Appassionato e strenuo difensore della letteratura di qualità, ultimo baluardo contro il conformismo e l’omologazione imperante nel mondo globalizzato. 

Globalizzazione, omologazione, crisi economica, sostenibilità, ma anche tecnologie avanzate, una generazione di nativi digitali abituati a ragionare in modo nuovo e diverso e, in tale contesto, una domanda sempre più urgente: quale sarà il nuovo ruolo della cultura europea?

Sempre che l’Europa riesca a sopravvivere alle sue lacerazioni interne, meritano attenzione e apprezzamento quelle istituzioni e imprese culturali che si sforzano di valorizzare il patrimonio storico, le biblioteche, i musei, le mostre, i grandi eventi e, naturalmente, i libri con la loro evoluzione digitale. «La questione non è semplice – spiega Jerzy Tadeusz Illg, editore polacco – e oggi prevale la logica del profitto con tutto quello che ne consegue. Bisognerebbe fare un passo indietro e recuperare una produzione culturale di qualità, legata a un’imprenditorialità creativa, strategica e lungimirante. Le tecnologie aiutano e sono di grandissimo supporto, ma bisogna saperle gestire».

Illg, intellettuale, scrittore e personaggio poliedrico (immortalato, tra l’altro, in uno dei limerick di Wislawa Szymborska), dal 1992 dirige la casa editrice Znak, punta di diamante del panorama letterario polacco. Nato nel 1950 a Poznań – due anni prima che la Repubblica popolare di Polonia venisse ufficialmente proclamata – è cresciuto negli anni delle grandi trasformazioni: un regime sempre più debole e impopolare, gli scioperi dei lavoratori nel 1980 che portarono alla nascita di Solidarnosc, le prime elezioni parzialmente libere dopo la Seconda guerra mondiale nel 1989 e l’ingresso nell’Unione Europea nel 2004. Oggi la sua Polonia ha raggiunto un alto tasso di sviluppo, un miglioramento della qualità della vita e una crescita rapidissima della partecipazione culturale. Anche se, insieme al progresso, è arrivata la globalizzazione, con le sue luci e ombre.

Quali sono gli aspetti più negativi del “mondo liquido” in cui viviamo, definizione del suo ex connazionale Zygmunt Bauman?

Quello che noto è un’omologazione globale, soprattutto fra i giovani, sempre più interessati al mondo dei consumi, del denaro e di una cultura valutata in termini di audience. Con il risultato che tutto risulta più piatto e più simile a se stesso. La capacità di produrre contenuti creativi ha subito un’accelerazione pazzesca. In questo mondo che va troppo in fretta non mi riconosco più. Il fatto è che oggi prevale un’offerta culturale di massa sempre più di basso profilo. Il pericolo è che ci saranno sempre meno teste pensanti.

Cosa è cambiato rispetto a quando era giovane?

Avevamo più spinte, più ideali da raggiungere. Per conquistare degli obbiettivi bisognava lottare, mettersi in gioco Oggi tutto è più facile e accessibile, ma soltanto in apparenza. Da ragazzo ho vissuto diverse esperienze: da figlio degli anni Sessanta sono passato al periodo hippy e poi al periodo buddhista. Nel 1982, durante la Legge marziale, ero docente di Letteratura contemporanea presso l’università di Slesia a Katowice. Fui licenziato con l’accusa di esercitare un’influenza negativa sui miei studenti. Mi salvò un gruppo di intellettuali cattolici di Cracovia (lo stesso ambiente nel quale si era formato e aveva operato Karol Woityla). Visto con gli occhi di adesso quel licenziamento fu la mia fortuna. Mi ha aperto prospettive inaspettate e stimolanti. Senza quell’esperienza, che fu un vero disastro, non avrei mai fatto la carriera straordinaria che ho fatto.

Oggi lei dirige Znak, la prestigiosa casa editrice che pubblica autori di grande spessore. Come fate a sopravvivere all’ondata di libri che inondano il mercato?

La Znak sopravvive perché ha una lunga storia consolidata. È nata nel marzo del 1945 a Cracovia. Inizialmente era un settimanale di orientamento cattolico. In seguito è diventato un mensile. Qualche anno dopo la morte di Stalin, nel 1959, si è trasformata in una casa editrice, una delle poche indipendenti e di proprietà privata in Polonia. Era collegata al mondo cattolico, pur non essendo una casa editrice della Chiesa. Era tollerata dai comunisti, che ci tenevano a dare un’immagine di democraticità e ampiezza di vedute. Noi ne approfittavamo e non operavamo alcuna censura, al contrario degli altri editori che non avevano il nostro stesso coraggio. La battaglia contro la censura è stato un elemento costante nel funzionamento di Znak. Anche se non sempre è stato facile o piacevole. La gente ci apprezzava proprio per questo e le nostre 3500 copie erano garantite. Quando gli editori occidentali venivano in Polonia, incontravano prima i rappresentanti del governo, ma poi passavano da Znak per sentire altre opinioni e capire dove tirava il vento. Il nostro punto di forza era la creatività, il coinvolgimento di autori e personaggi famosi e i cabaret – anche nel senso letterale del termine – che mettevamo in piedi per promuoverli.

E oggi?

Gli anni Ottanta sono stati il momento decisivo per lo sviluppo di Znak. La liberalizzazione della politica statale nei confronti della Chiesa ha consentito alla casa editrice di esplorare nuove aree: saggistica, poesia, storia, politica ed economia. E sono partite iniziative che hanno portato alla pubblicazione di libri e autori fino ad allora impensabili. Il 1989 ha segnato un’ulteriore fase di cambiamento: da un lato le nuove opportunità e la mancanza di interferenze da parte dello Stato; dall’altro la forte concorrenza nel mercato dei libri. Superata anche questa fase, grazie a una gestione moderna e a idee non convenzionali, Znak ne è uscita rafforzata. Oggi pubblica annualmente oltre 150 titoli di autori polacchi e stranieri: sia classici come sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, Shakespeare, Tocqueville, Nietzsche ed Hegel che contemporanei come papa Giovanni Paolo II, papa Benedetto XVI, Wislawa Szymborska, Czeslaw Milosz, Joseph Brodsky, Seamus Heaney, Norman Davies, Timothy Garton Ash, Krzysztof Kieslowski, Andrzej Wajda e Lech Walesa. Ma anche romanzieri come James Joyce, Mario Vargas Llosa, J.M. Coetzee, Zadie Smith, Margaret Atwood, John Banville e Yann Martel. Infine, oltre a promuovere nuovi talenti, il nostro obiettivo è di introdurre i lettori polacchi alla migliore produzione della letteratura mondiale, anche quella per i bambini. In breve: dal 1959 al 2011 Znak ha pubblicato oltre 2500 titoli, raggiungendo circa 15 milioni di copie vendute. Sempre all’insegna dell’alta qualità intellettuale, dell’indipendenza e dalla parte della verità.

Tra questi titoli vi è pure Memoria e identità di Giovanni Paolo II, che ha avuto la più alta tiratura della storia della Polonia.

È stato un successo enorme, vendendo circa 1,2 milioni di copie. E anche se non abbiamo i diritti esclusivi per le sue altre opere, abbiamo pubblicato la maggior parte dei suoi titoli dal 1962.

Avete pubblicato anche Ryszard Kapuscinski.

Per me è stato un esempio per capire la responsabilità di un editore verso un autore. Quando un suo collaboratore, Domoslawski, decise di scriverne la biografia dopo la sua morte pensammo che fosse una buona idea. Abbiamo così stanziato molti soldi per realizzare questo progetto in giro per il mondo. Quando Domoslawski ci consegnò il lavoro ci rendemmo conto che aveva svelato dei lati oscuri, inesistenti, di Kapuscinski. Erano di fatto delle accuse orribili su di lui, tutte bugie. Ho cercato di convincerlo a salvare i lati autentici: Domoslawski aveva infatti trovato del materiale buono, ma il risultato finale era negativo, così ho rifiutato di pubblicare il suo lavoro. La vicenda ha fatto il giro del mondo. La mia ipotesi è che lui abbia voluto uccidere il suo “padre simbolico” e diventare cinicamente famoso. All’interno della casa editrice c’era chi voleva pubblicare il libro, pensando che sarebbe stato un bestseller, ma io mi sono opposto duramente: volevo sentirmi a posto con la coscienza e volevo restituire l’immagine vera del grande scrittore e reporter scomparso (il libro di Domoslawski fu poi pubblicato, nel 2010, con un notevole successo, da un altro editore, Swiat Ksiazki di Varsavia, e in traduzione italiana presso Fazi, NdR).

Alla fine lei ha raccolto le sue esperienze di una vita – editoriale e umana – nel bel libro Moj Znak – o noblistach, kabaretach, przyjazniach, ksiazkach, kobietach (‘La mia Znak. Su premi Nobel, cabaret, amicizie, libri, donne’).

È un libro particolare, che raccoglie vignette, aneddoti, ricordi e testimonianze, contatti appassionati con intellettuali, movimenti, scrittori, autori. Znak infatti non era e non è soltanto una casa editrice, ma anche un luogo di incontro, di relazioni calorose, un’occasione di scambio e di amicizia con persone cordiali. E questo modo di sentire e percepire la realtà culturale mi ha consentito di conoscere personaggi straordinari e pubblicarli. In seguito molti di loro sono diventati amici: penso a Wislawa Szymborska, Czeslaw Milosz, Joseph Brodsky, Andrej Tarkowskij, Seamus Heaney, Kapuschinski e non solo. Avevamo creato dei veri e propri rapporti di collaborazione e di amicizia.

Facevate anche molto cabaret.

Il cabaret è stato il punto di forza della nostra casa editrice, un modo di comunicare che ha avuto in Polonia un enorme successo di pubblico. Abbiamo voluto rappresentare i talenti nascosti e inediti dei nostri autori. Il pubblico polacco ne era entusiasta, andava in visibilio. Avrei centinaia di aneddoti da raccontare. Tutto si giocava sul paradosso, era una satira intelligente. Talvolta gli autori erano anche vittime di giochi crudeli, ma stavano sempre al gioco. Aleggiava sempre un notevole sense of humor e un’ironia sottile, di livello. Nel libro ci sono anche i resoconti dei nostri viaggi: delle avventure pazze, buffe, divertentissime.

Oggi le manca questo tipo di creatività?

Ripeto, la creatività non manca. Al contrario, negli ultimi anni si è espressa in molti settori e non solo culturali. Piuttosto, quello che manca è un progetto che razionalizzi un eccesso di creatività, che ci travolge come un fiume in piena. Alla fine non si riconosce più la qualità delle cose, tutto si mescola e si tende sempre di più verso il basso.

Ma in Polonia, in questo senso, sembra andare bene.

Anche in Polonia si tende sempre di più al profitto: non a caso vende soprattutto la letteratura popolare. Znak deve fare i conti con questa realtà, ma noi lottiamo per mantenere un livello alto di pubblicazioni e ci riusciamo. Il nostro successo è determinato da un duro lavoro e da un’ottima squadra, accompagnati da una gestione dinamica e moderna.

Lei cerca, insomma, una più ampia soddisfazione intellettuale ed estetica nel suo lavoro.

Posso dire che certe volte mi sento uno straniero in questo mondo in cui l’economia e il denaro sembrano prevalere, in cui l’income è l’unico obbiettivo. Per me è una cosa strana da capire. Il successo è importante, certo, ma se è solo finanziario non va bene, non è la cosa più importante. Personalmente non voglio avere niente a che fare con il nichilismo, sono ossessionato dalla distruttività. Forse è solo un periodo storico, una moda, ma la letteratura deve mandare messaggi buoni ai lettori, deve passare una verità semplice, diretta, vera, nel bene e nel male. Oggi si produce troppa letteratura, abbondano i professionisti del marketing, che non ha nulla in comune con la letteratura, che invece esprime sentimenti, fedi, passioni che uno scrittore divide con i suoi lettori.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *