L’addio terreno di Gabriele Mandel Khan, il Maestro Sufi che credeva nella reincarnazione

BeFunky_marina e mandel.jpgIl Maestro Sufi Gabriele Mandel Khan è morto il 1° luglio a Milano dopo una lunga malattia.  I Sufi sono parte integrante della Storia delle religioni. I Sufi sono i Puri. Se chiedete a uno di loro se è un Sufi non sentirete mai dire di sì, perché chi lo é, per modestia non lo dice. Il Sufismo o Tasawwuf (arabo: تصوّف‎ – taṣawwuf ) è la forma di ricerca mistica della cultura islamica. Il sufismo viene a volte definito come l’unione antica del Cristianesimo e del neoplatonismo, che diede vita ad una forma di ricerca interiore, il misticismo dell’Islam. Il sufismo è la scienza della conoscenza diretta di Dio; le sue dottrine e i suoi metodi sono derivati dal Corano, anche se il sufismo utilizza concetti derivati da fonti tanto greche come persiane antiche e indù.  Per l’anima del Maestro Mandel benedizione, gioia, armonia e pace.

Consiglio di leggere l’articolo che segue ascoltando queste musiche (un po’ “occidentalizzate” ma pur sempre suggestive): http://www.youtube.com/watch?v=5K4BUzQaCa8&feature=relate. Oppure: http://www.youtube.com/watch?v=J_xFkfK4OEg&feature=related. E di  vedere questo video dei Dervisci rotanti, (in persiano e arabo darwīsh, lett. “povero”, la cui etimologia resta sostanzialmente sconosciuta). Con questo termine (Fonte: Wikipedia), si indicano i discepoli di alcune confraternite islamiche (turuk)che, per il loro difficile cammino di ascesi e di salvazione, sono chiamati a distaccarsi nell’animo dalle passioni mondane e, di conseguenza, dai beni e dalle lusinghe del mondo. Si tratta di un termine afferente a molte generiche confraternite islamiche sufi, anche se tendenzialmente ci si riferisce alla ṭarīqa della Mawlawiyya/Mevleviyè. I dervisci sono asceti che vivono in mistica povertà, simili ai frati mendicanti crsitinai. Guarda: http://www.youtube.com/watch?v=vnunfciSr7k&feature=related

Tutto si è svolto venerdì pomeriggio, 2 luglio, nella Moschea di via Padova a Milano, in un clima di pace e di serenità.C’erano la devota moglie Carla (foto a destra), i famigliari, gli amici, i Sufi di Milano, i rappresentanti di altre religioni e gente comune. (I Sufi in città sono circa un centinaio, quasi tutti italiani e si ritrovano nella tekkè – sala di preghiera – di viale Piceno). Erano raccolti per onorare la figura dello Shaikh Gabriele Mandel Khan, morto il giorno prima dopo una lunga malattia. Di Gabriele Mandel Khan, Vicario generale (khalifa) per l’Italia della Confraternita Sufi Jerrahi Halveti fondata a Istànbul nel 1704, molto è già stato scritto e detto in vita. Uomo attivissimo, eclettico e dai molti talenti (studioso, scrittore, musicista, archeologo, pittore, incisore e ceramista), ci ha consegnato un prezioso patrimonio artistico e letterario. Nato a Bologna nel 1924 da Jusuf Roberto Mandel, scrittore e docente universitario di discendenza turco-afghana, e da Carlotta, scrittrice, fin da giovane ha manifestato interesse per la musica e per l’arte diplomandosi in violino. Non ancora ventenne è stato imprigionato e torturato dai tedeschi nel carcere di San Vittore per non aver collaborato con loro. Hanno fatto seguito anni di studio nelle più svariate discipline che lo hanno portato a laurearsi in lingue, lettere classiche, psicologia e poi in medicina e chirurgia alla Facoltà di Pavia. Allievo di Cesare Musatti, la sua vita è costellata di incontri con grandi personaggi (Nella foto qui a destra con Salvador Dalì). Ma è soprattutto dallo zio Keki Efendi khan-i Hetimandel rûd, capo dei Sufi in Afghanistan, che ha ereditato l’interesse per il misticismo islamico o sufismo. Numerose le sue pubblicazioni in Italia e all’estero e intensa la sua attività nel campo dell’insegnamento come docente universitario. Come innumerevoli sono stati i riconoscimenti civili e culturali nel corso della sua densa e movimentata esistenza.

Personalmente l’ho incontrato varie volte per delle interviste e in diverse occasioni. Come nel febbraio del 2007, quando la casa editrice Electa mi ha chiesto di moderere il Convegno interreligioso Ebraismo, Cristianesimo, Islam: identità e differenze per capire il presente”. Nel corso del convegno, al quale hanno partecipato vari  studiosi tra cui Amos Luzzato, l’amica e collega Farian Sabahi, Giovanni Filoramo, Sonia Brunetti Luzzati e Rav Roberto Della Rocca,  ho avuto tra l’altro l’onore di presentare anche il suo libro “Islam” (Mondadori Electa). Tuttavia è il primo incontro quello che più mi è rimasto impresso nella mente. L’ho conosciuto a Graglia nel 2003, presso il Monastero Samten Ling sulle Alpi Biellesi, uno dei punti di riferimento più importanti del nord Italia per moltissimi praticanti di Dharma. Me lo ha presentato il suo fondatore, il Ven. Lama Paljin Tulku, infaticabile propugnatore del Buddhismo come strumento di risveglio interiore e di evoluzione sociale nonché mio prezioso Maestro. I due, pur avendo una storia personale e un background religioso e filosofico assai diverso, condividevano la stessa passione per lo studio e la ricerca spirituale a beneficio delle persone. O meglio, «di tutti gli esseri senzienti». Non solo: gli incontri pubblici tra il Sufi e il Lama rappresentavano ogni volta momenti significativi da cui nascevano spunti, indicazioni e riflessioni per quella che è la complessa arte del saper vivere. Di Mandel ricordo gli occhi chiari e il volto particolare ed espressivo, ornato da quella sua curiosa barbetta. Il suo modo un po’ istrionico di trattare le cose del mondo (ogni tanto si divertiva a raccontare che aveva quasi cent’anni), era supportato da generosità intellettuale, grande curiosità e slancio creativo: anche la sua intensa collaborazione con Franco Battiato ne è stata la testimonianza.

Così lo ha ricordato il Lama Paljin nel suo intervento durante la commemorazione, una  «preghiera di saluto» per l’uomo che ha portato nel nostro Paese la Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti, una delle più diffuse in Turchia.: «Ho incontrato Gabriele Mandel circa quarant’anni fa – ha raccontato commosso -. Eravamo membri di giuria in alcuni concorsi di pittura. Poi ci siamo persi di vista. Vent’anni dopo le nostre strade si sono nuovamente incrociate, ma era cambiato lo scenario: ci trovavamo a fondare il Forum delle Religioni a Milano. Lui era diventato un Maestro Sufi, io facevo il Lama Tibetano. Evidentemente i nostri destini avevano in comune l’orizzonte della spiritualità. Dice un testo Sufi: “L’anima non ha né nascita né morte, né inizio né fine. Il peccato non la può scalfire e la virtù non la può esaltare”. Le cose del mondo sono dei veli che ricoprono la luce, e questo lui lo sapeva bene, come dimostra la semplicità, l’ironia e l’arguzia con cui viveva la sua attivissima vita. In questo lo trovavo molto simile a me e lo amavo come un fratello. Non era solo affetto, lo amavo veramente. Ecco perché sono lieto di essere qui oggi con voi che eravate tutti la sua famiglia ed ora mi sento anch’io parte della vostra famiglia. C’è un altro detto Sufi che recita: “Dio parla agli uomini attraverso l’anima degli uomini illuminati”. Ebbene, io credo che il vostro Dio abbia parlato, eccome, attraverso gli scritti, le opere d’arte e gli insegnamenti di Gabriele Mandel Khan e sono certo, credendo nella reincarnazione, che l’anima illuminata del vostro Maestro tornerà presto a parlare per il beneficio di tutti gli esseri senzienti».

Parole, quelle del Lama, che hanno toccato gli animi, a cui hanno fatto seguito quelle altrettanto sentite del sucessore di Mandel: «Quando se ne va un  anziano se ne va una biblioteca – ha osservato – e con Mandel se è andata un’intera enciclopedia». In questa atmosfera di pacifica coesistenza, le donne col capo coperto e gli uomini inginocchiati, per un attimo si è avuta la sensazione di un’umanità unita e compatta nella sua poliedricità. E questo è probabilmente il più bel regalo che Gabriele Mandel, tra i promotori del dialogo intereligioso, ci ha lasciato.

Vorrei concludere questo ricordo con una dichiarazione tratta da un’intervista di Ivo Nardi nell’agosto del 2009 (Leggi tutto: http://www.riflessioni.it/senso-della-vita/gabriele-mandel.htm). Domanda: Cos’è per lei la morte? Risponde il Maestro: «La conclusione della vita terrena, il momento in cui le quattro parti che costituiscono l’essere umano, una spirituale (anima), due materiali (psiche e corpo), e una globale (l’ambiente), già collegate in un tutto sinergico per vivere, si scindono. La psiche, il corpo e l’ambiente (gabbia dell’anima), semplici espressioni dell’energia, rimangono indifferenziatamente nel mondo fenomenico, che è solo un vano riflesso dell’Essere, e l’anima (goccia di quell’oceano infinito che è Dio) torna, se è rimasta pura, a quell’oceano, e se si è contaminata rinasce in altro corpo per purificarsi. Il punto è giusto questo: e dopo la morte, quale è il destino dell’anima?. Secondo me, essa non può tornare nell’Oceano infinito che è Dio se si è inquinata, poiché quell’Oceano infinito è puro. Deve disinquinarsi, pagare il male compiuto durante la vita, e quindi rinascere ancora per purificarsi, scontare, pentirsi, operare bene. Credo quindi nella reincarnazione, come d’altronde il quaranta per cento dei veri sufi; e interpretiamo alcuni passi del Corano come indicazione delle rinascite. D’altronde per il Corano il vero Paradiso è il ritorno in Dio: non esiste un luogo specifico, come appunto leggo dal Corano che definisce il Paradiso “una parabola”».

 

Per maggiori notizie:

1. Una lunga intervista per ricordare il pensierodi Gabriele Mandel Khan a QUESTO INDIRIZZO

2. Il sito di Gabriele Mandel Khan http://www.gabrielemandel.net/

3. Leggi anche: http://www.centromandala.org

4. Ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=J_xFkfK4OEg&feature=related

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15 commenti su “L’addio terreno di Gabriele Mandel Khan, il Maestro Sufi che credeva nella reincarnazione”

  1. Bellissimo Marina! L’ho postato sul mio blog, il tuo articolo è un meraviglioso esempio per ricordarlo.

  2. Thankyou for this,Marina.
    My Sufi marriage in the Tekke,April 2006- I am blessed to have known Khalifa and honoured that He performed the ceremony. The indescribable love in the room that day is something that filled my heart and i will never forget.
    My love to Carla and family.

  3. Buongiorno sarei interessata a ricevere informazioni su conferenze eventi et.etc. i vostra associazioe.
    In attesa di una vostra gentile risposta invio cordiali saluti
    IRENE ANTONIETTA GROSSSO

  4. mirco ali' santopadre

    ho conosciuto gabriele mandel una quidicina di anni fa a riccione durante una conferrenza…allora abitavo la ed avevo appena preso l inziazione all islam….mi ricordo perfettemente quando gli feci una domanda sull uso del copricapo che spesso e’ comtemplato nel mondo islamico.Sia ora che a quel tempo non ho mai sentito il bisogno di indossare un turbante o quantaltro…espressi dunque la mia opinione…e lui mi rispose molto galantemente dicendomi…che dovevo continuare a rispettare la mia personale visione poiche l’ esteriorita’ lascia sempre il tempo che trova…Ho saputo della sua scomparsa da pochissimo…che sia benedetto! grazie x questa opportunita di unirmi a voi tutti ed in suo ricordo invio un messaggio di pace e di amore per l umanita intera! un abbraccio a tutti! Assalamaleikum! Mirco ali’ santopadre

  5. Marina Gersony

    Mandel era un uomo molto colto, tollerante e moderato. Un uomo del dialogo, sempre rispettosissimo degli altri pur mantenendo le proprie opinioni. Grazie a lei per avercelo ricordato con le sue belle parole.

  6. Giovanni Dell'Atti

    Ho appreso da poco la morte del Prof. Mandel. L’avevo conosciuto nel corso di una conferenza tenuta presso l’Antoniano a Milano. Mi è bastata una sola serata per capire che mi trovavo di fronte una persona di oceanica cultura e maturazione spirituale: un Mahatma, come si dice in India. Credo e spero che tornerà ancora per aiutare il genere umano ad andare avanti verso un cammino di pace e di crescita spirituale. Giovanni Dell’Atti

  7. Marina Spinelli

    Ciao Marina,
    ci siamo incontrate a giugno all’evento della nostra scuola e ti ho salutato molto volentieri. Ora, cercando notizie sulla confraternita di Milano e di Mandel…ti ritrovo con questo tuo articolo….
    Ho conosciuto la saggezza di Rumi per la prima volta quando, anni fa, ho tradotto alcuni suoi versi dall’inglese per un pittore, ora scomparso, che era molto vicino ai sufisti e che ha basato molto della sua pittura e della sua filosofia di vita sulla tolleranza, sulla moderazione, sulla crescita personale e spirituale. Per me è stata una folgorazione. Come leggere “La perfetta letizia” di San Francesco.
    Sono appassionata di arte contemporanea, conosco e seguo da tempo alcuni pittori italiani, che fanno della pittura l’espressione della loro filosofia di vita, del loro percorso personale e spirituale, della ricerca del sacro.
    Mi incuriosisce quanto hai scritto e mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero in merito, se vuoi.
    Ti abbraccio
    Marina

  8. Marina Gersony

    in effetti Mandel è stato un grande personaggio che ha lasciato un’intensa e importante eredità intellettuale e spirituale!

  9. maria teresa repetto rimini

    Dispiaciuta per non aver mai incontrato questa persona così speciale, la cui mamma era cugina di mio nonno. Apprendo solo oggi della sua scomparsa e invio un pensiero di affetto alla famiglia.

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